La scuola educa se è capace anche di sanzionare

Scritto il 25/05/2026
da Francesca Albergotti

A noi l’ignobile scena ripresa e condivisa ormai non stupisce più perché li vediamo ogni giorno

Cos’avrebbe fatto il professor Keats dell’Attimo fuggente se avesse avuto come studenti i ragazzi che hanno aggredito 2 professori rei di aver rimproverato uno di loro dopo che aveva scalciato una lattina contro una macchina parcheggiata?

Sarebbe il Keats riuscito a svelar loro che la poesia e la bellezza sono ciò che ci spinge a vivere mentre cercava di evitare le cinghiate che invece hanno colpito i professori di Parma? E il maestro Perboni di Cuore, se si fosse ritrovato in classe una schiera di incontenibili «Franti» anziché i mansueti «Enrichi Bottini» sarebbe riuscito a mantenere l’autorevolezza severa ma benevola? Chissà, quel che è certo è che l’ipotesi di 8 ragazzi scalmanati che aggrediscono due professori non se la sarebbero potuta immaginare, né Keats, né Perboni e tanto meno la gioiosa maestrina della penna rossa.

Invece a noi l’ignobile scena ripresa e condivisa ormai non stupisce più perché li vediamo ogni giorno: ragazzi e ragazze, italiani e non, invadono le strade e i parchi pubblici, le fermate dei bus e gli scalini dei portoni. Sono maleducati, rumorosi, sfrontati, arroganti. Se siamo costretti a passargli vicino ci muoviamo ratti come topolini impauriti. Non si sa mai. I professori invece se li ritrovano nei banchi con le gambe aperte e il cappellino in testa, e la loro laurea presa con i risparmi dei genitori si converte in gara di sopravvivenza. Nel video uno dei 2 prof minaccia di chiamare «la polizia», e un bulletto dice «tu non chiami nessuno». In effetti non c’è nessuno da chiamare, anche perché c’è chi, per esempio il lungimirante provveditore di Parma, spiega «il fatto è grave, però non è giusto enfatizzare più di tanto dal punto di vista degli aspetti fisici visto che non abbiamo notizie di feriti». Per concludere solenne pedagogo illuminato: «La scuola deve educare e non sanzionare».

Aveva ragione Keats, la prospettiva cambia la realtà: dal comodo ufficio del provveditorato «educare» diventa molto più facile.

E anche inutile.