L'ultimo ricatto del regime di Teheran. "L'ok? Sbloccare gli asset e stop sanzioni"

Scritto il 25/05/2026
da Chiara Clausi

I pasdaran accusano Washington di voler sabotare l'accordo e insistono: "Se non ci soddisfano salta tutto"

Erano giorni che crescevano le aspettative di una possibile svolta imminente nella guerra che dura da tre mesi tra Washington e Teheran. Ieri l'accordo sembrava ormai vicino e in fase di definizione. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha ribadito con fermezza in un post sui social che l'Iran "cerca la pace con forza, persegue la diplomazia con dignità e difende l'integrità territoriale, l'indipendenza e i diritti del nostro amato Iran".

È iniziata la propaganda per intestarsi la vittoria del conflitto. Come parte dell'intesa, la Repubblica islamica avrebbe consentito alle navi di attraversare senza pedaggi lo Stretto di Hormuz, una via cruciale per il commercio mondiale di petrolio e gas, almeno per ora. In cambio gli Stati Uniti avrebbero revocato il blocco navale contro l'Iran. L'accordo avrebbe anche posto fine ai combattimenti su tutti i fronti, compreso il Libano, uno dei punti cruciali dell'intesa per i Pasdaran. Come chiedevano loro, il patto rimanda a un secondo momento le spinose questioni relative al programma nucleare. Il piano sarà negoziato entro 30-60 giorni. Gli ayatollah hanno ottenuto anche altri due obiettivi per loro vitali. Lo sblocco di 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati all'estero e la possibilità di vendere petrolio attraverso deroghe alle sanzioni.

La strategia negoziale di Teheran è stata complessa, tra minacce e trattative. "Le nostre forze armate hanno sfruttato al meglio il periodo di cessate il fuoco per ricostruire le proprie capacità", ha dichiarato Mohammad Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e a capo dei negoziati con gli Stati Uniti. "Faremo rimpiangere al nemico qualsiasi nuova aggressione". Allo stesso tempo, i funzionari di Teheran hanno cercato di instaurare rapporti con i mediatori regionali per risolvere la situazione di stallo per via diplomatica. La retorica del regime degli ayatollah è già potente. "Avvertiamo i nemici che i piani e le strategie della Guida Suprema per la gestione di Hormuz garantiranno il futuro della regione e il nuovo ordine regionale e mondiale secondo la strategia di un Iran forte in cui gli stranieri non avranno posto", ha spiegato il comandante Ali Abdollahi. Mentre il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, ha precisato: "Non siamo noi a cercare disordini, ma è il regime israeliano che sfrutta ogni opportunità per continuare la guerra e persegue il suo piano della Grande Israele". Tuttavia, l'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha chiarito che permangono divergenze, soprattutto sul nucleare ma non solo. L'Iran ha a lungo negato di volere armi atomiche, ma afferma di avere il diritto di arricchire l'uranio per scopi civili, sebbene la purezza raggiunta superi di gran lunga quella necessaria per la produzione di energia.

Tasnim ha anche sottolineato che qualsiasi modifica alla navigazione attraverso Hormuz è subordinata all'attuazione di altri impegni da parte degli Stati Uniti e che alcuni fondi iraniani congelati devono essere sbloccati nella prima fase dell'accordo. Ulteriori colloqui potrebbero avere luogo dopo la fine della festività musulmana di Eid, già il 5 giugno. "Gli iraniani hanno dimostrato che Trump può ottenere meno con le minacce che con la diplomazia", ha spiegato Omid Memarian, analista di Dawn, think tank di Washington. "Per entrambe le parti i negoziati stanno diventando inevitabili a causa degli enormi costi del proseguimento della guerra". L'Iran ne sta ancora subendo le conseguenze economiche: licenziamenti di massa, inflazione alle stelle, carenza di medicinali, benzina e danni alle infrastrutture per oltre 300 miliardi di dollari. Ma Washington nicchia sullo sblocco degli asset e la revoca delle sanzioni e in serata il regime fa partire l'ultimo ricatto: per avere un accordo, Teheran pretende queste due condizioni altrimenti salta tutto. E si ritorna al punto di partenza.