Non solo armi, munizioni e soldati. La collaborazione tra Russia e Corea del Nord continua ad allargarsi ben oltre il terreno militare e diplomatico. Nelle ultime settimane, infatti, Mosca ha avviato una nuova campagna di esplorazione energetica nelle acque al largo della costa orientale nordcoreana, un'iniziativa che potrebbe aprire un nuovo capitolo nei rapporti sempre più stretti tra Vladimir Putin e Kim Jong Un. L'obiettivo dei due leader? Verificare la presenza di riserve di petrolio e soprattutto di gas naturale nei fondali del Mar del Giappone, un'area che da decenni attira l'interesse di geologi ma che finora non ha mai prodotto scoperte tali da cambiare il destino energetico di Pyongyang.
Putin chiama, Kim risponde
Secondo quanto riportato da NK News, un gruppo di ricercatori dell'istituto russo VNIIOkeangeologia di San Pietroburgo ha avviato una spedizione scientifica a bordo della nave da ricerca Pavel Gordienko. La missione, destinata a durare diverse settimane, prevede rilievi geochimici e idrogeologici nei fondali situati all'interno della zona economica esclusiva della Corea del Nord, con l’intenzione di individuare tracce di idrocarburi e raccogliere dati utili per valutare il potenziale energetico dell'area.
Le attività si inseriscono in un programma più ampio finanziato dal governo russo, che secondo diverse fonti avrebbe stanziato quasi 13 milioni di dollari per le operazioni preliminari di ricerca. Già nel 2023 Mosca e Pyongyang avevano firmato un accordo di cooperazione dedicato all'esplorazione degli idrocarburi, mentre successivamente il Cremlino aveva ordinato una valutazione approfondita delle potenziali risorse presenti nel bacino profondo del Mar del Giappone vicino alle coste nordcoreane.
Oltre alla Pavel Gordienko, nelle stesse acque è stata individuata anche un'altra nave russa specializzata in rilevazioni geofisiche, la Ordovik, segnale che il progetto coinvolge più assetti e potrebbe avere dimensioni superiori rispetto a quelle inizialmente ipotizzate.
Alla ricerca di gas e petrolio
I tentativi di individuare petrolio in Corea del Nord risalgono all'epoca sovietica, ma non hanno mai portato alla scoperta di giacimenti significativi. Alcuni geologi ritengono però che la situazione possa essere diversa per il gas naturale. Diversi studi e osservazioni raccolte negli anni hanno suggerito la possibile presenza di idrocarburi lungo la costa orientale del Paese, anche se molte delle informazioni disponibili non sono mai state confermate attraverso tecnologie moderne di esplorazione.
Se le indagini russe dovessero produrre risultati positivi, le conseguenze potrebbero essere rilevanti per entrambe le parti. Per la Corea del Nord significherebbe attirare investimenti esteri in un settore strategico e ridurre almeno in parte la propria dipendenza energetica. Per la Russia, invece, si tratterebbe di consolidare ulteriormente la propria influenza su uno dei partner più vicini nello scenario internazionale attuale.
Ricordiamo che, negli ultimi anni, i rapporti tra Putin e Kim hanno assunto una dimensione sempre più ampia, passando dalla cooperazione politica e militare a quella economica e infrastrutturale. L'energia rappresenta ora un nuovo tassello di questa relazione. E anche se le esplorazioni dovessero rivelarsi meno promettenti del previsto, il semplice fatto che Mosca stia investendo tempo, mezzi e risorse nelle acque nordcoreane offre un'indicazione chiara della crescente importanza strategica che il Cremlino attribuisce al rapporto con Pyongyang.