David Rossi, scontro sull'autopsia. E spunta una mail minacciosa

Scritto il 01/04/2026
da Felice Manti

Due medici legali contro il perito che dà per scontato l'omicidio: non ci sono certezze. Il ruolo del leghista Fava e la paura del manager Mps

«Cercate tra le mail di novembre 2012, quattro mesi prima della sua morte», ci aveva detto una fonte che lavora alla ricostruzione della dinamica della morte di David Rossi, responsabile Comunicazione di Mps volato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. E è datata 18,49 del 3 novembre 2012 una mail di Rossi all’allora presidente della banca senese Alessandro Profumo nella quale il manager scomparso si lamenterebbe di Giovanni Fava, imprenditore ed ex deputato e fino ad allora commissario della Lega in Toscana, ascoltato oggi dalla commissione parlamentare d’inchiesta. «Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché questo non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte», c’è scritto nella e-mail inviata da Rossi a Profumo e letta in commissione dal presidente Gianluca Vinci di Fratelli d’Italia. «Va affrontato in un modo o nell’altro. È pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti del resto, che andavano licenziati a suo tempo, visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle Provinciali 2009», che invece a quanto risultava a Rossi sarebbero stati solo «sospesi per un giorno».

Nel corso dell’audizione, Fava si è difeso sostenendo che nulla avrebbe mai saputo di questa mail. «È la prima volta che la sento - ha sottolineato - era un contesto di battaglia politica dura» per impedire la fusione tra Mps e l’istituto del suo collegio ovvero la Bam, Banca agricola mantovana. «Che loro potessero immaginare che io fossi un soggetto, tra virgolette, fastidioso ci sta», ha aggiunto Fava sottolineando che «probabilmente è stato il periodo in cui ci fu questa assemblea dei dipendenti di Banca agricola mantovana» alla quale era stato invitato.

Il nome di Fava era stato fatto da una testimone che l’avrebbe riconosciuto tra i presenti dentro la sede senese di Mps nelle ore della morte di Rossi. A Fava porterebbero anche i soldi delle sponsorizzazioni Mps della squadra di rugby di Viadana, alle cui partite era solito assistere lo stesso Rossi, ma non ci sono abbastanza riscontri. «La commissione ha un compito ben preciso: contribuire a fare chiarezza su materie di interesse pubblico e su fatti eclatanti. Il lavoro svolto deve essere condotto con competenza e misura, non dando adito a supposizioni o a congetture», ribadisce la deputazione leghista in commissione composta da Simonetta Matone, Tiziana Nisini e Massimiliano Panizzut.
Come sappiamo dalla perizia del medico legale Robbi Manghi David Rossi sarebbe stato aggredito nel suo ufficio e scaraventato giù dalla finestra. Il parere del medico ha scatenato una ridda di reazioni opposte - che hanno persino messo in dubbio la professionalità del medico, definito «un geriatra, non un medico legale» - con polemiche che si sono trascinate fino alla deposizione di ieri di due medici legali, Vittorio Fineschi (ordinario di medicina legale alla Sapienza di Roma) e Roberto Testi (direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Città di Torino), entrambi consulenti della prima commissione.

«Non possiamo escludere né che si tratti di un suicidio né che si tratti di un fatto diverso dal suicidio, alcune cose non sono compito nostro perché le indagini hanno un complesso di dati, sono tante tessere di un mosaico e noi forniamo una o due tessere; noi possiamo dire che alcune lesioni sono incompatibili con un meccanismo da caduta, se poi Rossi si è lanciato o è stato lanciato questo è un fatto che si presta ad altre tessere del mosaico che evidentemente non è stato ancora composto», ha detto Fineschi in audizione, secondo cui «avevamo comunque sollegato diverse incompatibilità tra la caduta e alcune ferite». Sulla stessa falsariga dubitativa rispetto all’omicidio la deposizione di Testi, secondo cui alcune lesioni e alcune fratture definite come «da afferramento» non lo sarebbero affatto.