La visita della scolaresca nella moschea di Ancona ha sollevato molte polemiche, perché si inserisce in un ampio contesto in cui le scuole scelgono sempre più spesso i centri islamici per le loro “gite”. A sollevare il caso è stata Silvia Sardone, sempre molto attenta a queste situazioni, ma dopo che il caso è diventato nazionale, il dirigente scolastico ha deciso di intervenire per spiegare la posizione della scuola, creando una ulteriore base per il dibattito pubblico. Il dirigente ha già affrontato il tema con l’Ufficio Scolastico Regionale difendendo la propria posizione ha sottolineato che tutte le famiglie erano state informate preventivamente.
“È un’esperienza interculturale”, ha spiegato il dirigente, il quale ha rivendicato la decisione anche in funzione del fatto che nella sua scuola oltre il 30% degli alunni è di religione musulmana. Un numero molto elevato se si ribalta il punto di vista e di contestualizza questo dato: significa che in Italia, Stato cattolico di elezione, in una scuola di Ancona meno del 70% degli alunni è di fede cattolica se si considerano anche le altre confessioni e i bambini non religiosi. “La visita alla moschea è un'offerta formativa degli insegnanti e rientra nell'autonomia della scuola, non abbiamo violato nessuna norma fa parte della didattica e le famiglie degli alunni erano state tutte informate. È una esperienza interculturale, non si fa proselitismo”, ha spiegato, aggiungendo che “che nelle gite di istruzioni studenti stranieri visitino le chiese”.
Tuttavia, bisognerebbe capire cosa accade durante le visite alle chiese: se queste vengono considerate solo come monumenti da visitare per le opere d’arte o se i bambini vengono coinvolti in discussioni con parroci o monsignori per discussioni inerenti la religione cattolica. Perché sono due mondi completamente distanti e quando i bambini visitano una moschea non si tratta di un mero contesto artistico ma di un’esperienza educativa relativa alla religione islamica. Il dirigente ha comunque rivendicato la natura “libera e laica” della scuola, chiosando: “Non posso pensare che si sia utilizzata la scuola per fare propaganda politica pertanto invito le due esponenti a venirci a trovare e a conoscere meglio la nostra attività”.

