I Caroccia interrogati dai pm. "Delmastro? È estraneo"

Scritto il 01/04/2026
da Lodovica Bulian

Oggi saranno sentiti a Roma padre e figlia accusati di riciclaggio. Il loro legale "scagiona" l’esponente FdI

Restano incognite e tensioni sulle figure da cui la premier ha preteso le dimissioni. Tra le ragioni che avevano spinto Giorgia Meloni a chiedere il passo indietro all'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, c'erano pure gli imprevedibili sviluppi dell'inchiesta della Dda di Roma - a cui si è aggiunto il fascicolo aperto a Torino contro ignoti - sull'affaire Bisteccheria d'Italia. Delmastro non è indagato. E non lo sono nemmeno gli altri esponenti piemontesi di Fdi che come lui erano soci nella «5 Forchette srl», aperta nello studio di un notaio di Biella nel dicembre 2024, con un capitale di 10mila euro. Ma la loro socia, la 19enne Miriam Caroccia, sì. Così come il padre, Mauro Caroccia, condannato in via definitiva come prestanome del clan dei Senese. È dopo questa sentenza che i «Fratelli» hanno ceduto le loro quote.

Ai due Caroccia ora viene contestata l'intestazione fittizia di beni e il riciclaggio, con l'aggravante di aver agevolato l'associazione mafiosa dei Senese. Si ipotizza che la giovane, insomma, fosse una prestanome. Oggi i magistrati sentiranno entrambi per ricostruire i flussi di denaro del ristorante sulla Tuscolana. L'ipotesi è che anche «in fase di avviamento» della società i Caroccia abbiano «trasferito e reinvestito» i guadagni «delle attività illecite» del clan. La Finanza scava tra le voci di spesa, sul costo dell'affitto, circa duemila euro al mese, e sugli investimenti per allestire il locale, che ammonterebbero a circa 40 mila euro, con l'acquisto di arredi e attrezzature da una cittadina cinese. Visto che Caroccia senior non avrebbe avuto grandi disponibilità di denaro anche per i precedenti sequestri, si vuole risalire all'origine dei fondi. I pm puntano anche ad accertare come gli indagati siano entrati in contatto con Delmastro. Il legale dei Caroccia, Fabrizio Gallo, ha anticipato che i due chiariranno tutto agli inquirenti: «I miei assistiti ricostruiranno l'intera vicenda legata alla società. Ai pm spiegheremo il ruolo avuto da Delmastro e la sua estraneità. Metteremo a disposizione atti e documenti che dimostreranno che nessuna somma di denaro proveniente dalla criminalità ha a che fare con la srl».

L'ex sottosegretario aveva ribadito al Corriere di non essere mai stato a conoscenza dei guai giudiziari di Caroccia, e di aver subito abbandonato la società non appena saputo della condanna.

Dopo gli scossoni nel governo e archiviata la batosta del referendum, la maggioranza si prepara a blindare, almeno dal punto di vista giudiziario, l'ex capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. Il nodo politico, infatti, non si è sciolto con le sue dimissioni, visto che la dirigente rischia il processo per il caso Almasri. È indagata dalla Procura di Roma per false dichiarazioni su una vicenda per cui il Tribunale dei ministri voleva processare il ministro della Giustizia Nordio, quello dell'Interno Piantedosi, e il sottosegretario Mantovano. Per loro la richiesta di autorizzazione a procedere era stata respinta dal Parlamento. Bartolozzi, invece, è senza scudo ministeriale. Per questo il centrodestra aveva ipotizzato di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta, sostenendo che anche per lei debba valere la protezione dei ministri, essendoci un «nesso teleologico» con i reati a loro contestati. La pratica era rimasta in stand by dopo la vittoria del No. Oggi l'ufficio di presidenza dovrebbe chiedere di portare il caso davanti alla Corte. Poi la parola passerebbe all'Aula, per provare a salvare Bartolozzi dal rischio di finire alla sbarra per una vicenda segnata da una decisione politica del governo, quella di rimpatriare il libico ricercato dalla Corte penale internazionale.