Due anni esatti dopo il colpo, la trappola si è chiusa. Il gip Manuela Castellabate ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i fratelli pugliesi Gaetano (40 anni) e Donato Lamonaca (45) e per il siciliano Angelo Cifone (68). Tre nomi già noti alle questure, tre curriculum che parlano da soli: rapine, estorsioni, armi, lesioni. Tutti con recidiva reiterata specifica. Oltre a loro un quarto uomo che però è stato solo indagato. Era il 21 dicembre 2024, sabato pomeriggio. L.Y., cinese di 41 anni, aveva appena chiuso la sua agenzia viaggi nella Chinatown milanese, in via Bramante 14. Nello zaino, l'incasso di tre giorni: 10mila euro in contanti più l'iPhone 12. Ha preso tram e autobus, linea 91, come sempre. Non sapeva di avere due ombre alle calcagna.
Uno era Angelo Cifone, l'altro un complice ancora senza volto. Pedinamento chirurgico: dallo shop fino all'androne di via Sonnino 2, a due passi da piazzale Accursio, periferia nord di Milano. Lì è scattata la seconda parte del piano. Due uomini in scooter i fratelli Lamonaca lo hanno aspettato. Uno gli ha puntato la pistola al petto, l'altro gli ha strappato lo zaino. L'imprenditore cinese ha reagito, ha inseguito il motorino, si è aggrappato al passeggero. Errore fatale. Il conducente ha esploso un colpo per aria, poi lo ha colpito con violenza all'orecchio sinistro usando il calcio della pistola. Frattura dell'osso temporale e del mascellare. Prognosi di trenta giorni. Sangue sull'asfalto, bossolo calibro 9x21 rinvenuto sul posto.
Le telecamere hanno filmato tutto: l'arrivo del ciclomotore, i caschi (uno bianco Deodriver, uno nero), la colluttazione, la fuga senza caschi verso viale Espinasse. Sul casco bianco, la Scientifica ha isolato tre frammenti di impronte: pollice e medio sinistro, pollice destro. Tutti di Gaetano Lamonaca. Sedici minuzie perfette. Una firma.
I tabulati telefonici hanno fatto il resto. Le celle agganciate dalle utenze dei tre indagati disegnano il sopralluogo delle 16, il pedinamento in autobus, l'azione delle 18.21 e la fuga coordinata: Mercedes grigia di Cifone e Dacia Lodgy dei Lamonaca, transitate a un secondo di distanza al varco di Cornaredo. Destinazione casa Cifone.
Gli investigatori della Squadra Mobile, guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia, hanno lavorato in silenzio per quindici mesi. Incroci di immagini, dati di traffico, intercettazioni. Venerdì scorso i tre erano a pranzo in un ristorante di corso Magenta, seduti con altri pregiudicati, come se nulla fosse.
La pistola usata quella sera è ancora in giro. La banda no. Tre lupi delle province di Bari (Canosa di Puglia, ma Donato Lamonaca risiede in provincia di Varese) e di Caserta (Cifone abita nel Milanese) finiscono in cella. Per ora. Perché chi spara in un palazzo per diecimila euro non si ferma a un solo colpo. La geografia del crimine non ha confini.

