Naufragio a Lampedusa: 19 migranti morti per ipotermia

Scritto il 01/04/2026
da Redazione web

Barcone partito dalla Libia soccorso nella notte a 85 miglia da Lampedusa. Secondo i racconti dei sopravvissuti, avrebbero pagato da 400 a 2mila euro per la traversata

Un’imbarcazione carica di migranti è stata soccorsa nella notte dalla Guardia costiera italiana nel Canale di Sicilia. Il naufragio ha causato la morte di 19 persone, mentre cinque sopravvissuti versano in condizioni disperate.

L’intervento è scattato intorno alle tre del mattino, quando i soccorritori hanno raggiunto il barcone partito dalle coste libiche. L’imbarcazione si trovava a circa 85 miglia da Lampedusa, all’interno dell’area Sar di competenza libica. A bordo, i militari italiani hanno trovato una scena drammatica: più di una decina di persone erano già decedute, probabilmente a causa dell’ipotermia.

La situazione è ulteriormente peggiorata durante il trasferimento verso Lampedusa, dove altri migranti hanno perso la vita. I sopravvissuti sono stati trasportati sull’isola e affidati alle cure dei sanitari. Alcuni di loro, tra cui un bambino, sono stati ricoverati in condizioni critiche presso il punto di soccorso locale.

58 migranti sopravvissuti

Dopo il recupero del barcone, sono 58 i migranti sopravvissuti. Dopo lo sbarco, a molo Favarolo, i militari della guardia costiera hanno aiutato i superstiti a lasciare la motovedetta. I migranti, già sottoposti a un primo controllo medico in banchina, sono in fase di trasferimento verso l'hotspot di contrada Imbriacola dove c'erano soltanto 11 ospiti.

Tra i sopravvissuti c'è un bimbo di un anno

Tra i 58 sopravvissuti c'è anche un bambino di un anno. A raccontare la sua storia è giovane donna ricoverata al Poliambulatorio in stato di ipotermia e intossicata da fumi di idrocarburi. La donna respira a fatica, trema, ma non fa altro che chiedere: "Lui adesso che fine farà?". Il bambino è stato salvato e portato sull'isola assieme a lei. Secondo quanto avrebbe raccontato, la mamma del piccolo è morta e sarebbe suo uno dei 19 corpi senza vita sbarcati a molo Favarolo.

La donna ha preso con sé il bimbo e lo ha tenuto stretto fra le braccia, cercando di riscaldarlo anche durante il viaggio sulla motovedetta che dall'area Sar libica ha portato i profughi sulla maggiore delle Pelagie. I poliziotti in servizio all'hotspot di contrada Imbriacola, avvalendosi di mediatori culturali, interpreti e personale della Croce Rossa, cercheranno adesso di ricostruire se davvero la mamma del piccolo sia fra le vittime.

Il racconto dei superstiti

Tre uomini sarebbero caduti in mare, e vengono ritenuti dispersi, poco prima che il gommone venisse intercettato e agganciato dalla motovedetta Cp 306 della guardia costiera. A raccontarlo sono molti dei 58 sopravvissuti, sette dei quali si trovano al Poliambulatorio. Due, considerati in condizioni cliniche critiche, verranno trasferiti in elisoccorso in un ospedale di Palermo.

I migranti superstiti, portati all'hotspot di contrada Imbriacola, stanno raccontando che erano in 80 sul gommone di 10 metri salpato da Abu Kammash in Libia all'alba di lunedì. Fra i sopravvissuti 16 donne e 5 minori. Fra i 19 cadaveri, già portati alla camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, invece un'unica donna. I migranti hanno dichiarato di essere originari di Sudan, Sierra Leone, Gambia, Nigeria, Ghana, Etiopia e d'aver pagato da 400 a 2mila euro per la traversata.

Monsignor Perego (Cei): "Mediterraneo insanguinato nel disinteresse dell’Europa"

“Ancora morti nel Mediterraneo. Ancora il Mediterraneo, in questa Pasqua di guerra, è insanguinato. Ogni settimana”. Monsignor Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Cei che si occupa di immigrazione nonché presidente della fondazione Migrantes, interpellato dall’Adnkronos dà voce al dolore per l’ennesima strage sulle rotte migratorie. L’esponente della Cei analizza la situazione drammatica: “Ormai oltre 700 nei primi tre mesi del 2026, più del doppio dello scorso anno. E nonostante questo dramma, il Governo continua a navigare nell’indifferenza e l’Europa è sempre più disinteressata. Addirittura si fermano le navi Ong o le si manda a sbarcare a 1000 miglia di distanza: un’assurdità che impedisce i soccorsi. E ai morti si uniscono le immagini e i racconti drammatici dei migranti in Libia: i nuovi crocifissi!”. “Senza corridoi umanitari, senza soccorsi - osserva Monsignor Perego - la dignità delle persone in fuga è ferita. Nel frattempo, arrivano anche i nuovi profughi dalla Palestina e dall’Iran, per i quali non si è pensato un canale umanitario europeo e una protezione temporanea in Europa”.