Disperso nel fiume, l’appello della moglie: "Siamo stati dimenticati"

Scritto il 25/05/2026
da Cristina Bassi

La figlia: "Ridatemi mio padre". Riprese le ricerche con speciali metal detector per cercare l’auto

«Mio marito, Mino Racanati, da quasi due mesi è ancora sepolto nella foce del fiume Trigno dopo il crollo del ponte. Due mesi di attesa, di dolore, di speranze distrutte e di silenzio. In tutto questo tempo non abbiamo visto nessun rappresentante dello Stato fermarsi davvero davanti alla nostra tragedia, guardarci negli occhi, ascoltare il nostro dolore. Abbiamo avuto la sensazione di essere stati dimenticati»: è il grido di dolore di Vanessa De Marco, la moglie di Domenico «Mino» Racanati ( nella foto , la coppia). L’uomo, 53enne pescatore di Bisceglie, è disperso da quando - il 2 aprile scorso - è stato travolto con la propria auto dal crollo del ponte sul fiume Trigno a Montenero di Bisaccia, in Molise. In quel momento era proprio al telefono con la moglie.

La sofferenza di Vanessa, che con Domenico era sposata da 22 anni, è diventata un appello disperato alle massime cariche dello Stato. «Alla cortese attenzione di chi ancora sa ascoltare il dolore delle persone». La donna dice di avere «visto il presidente Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni recarsi a Modena per portare vicinanza ai feriti e ringraziare i soccorritori dopo la tragedia dell’auto piombata sulla folla. Ed è giusto che lo abbiano fatto. Ma in quel momento mi sono chiesta: perché nessuno ha fatto lo stesso per noi?». Ancora: «Come se questa vicenda non fosse importante. Come se mio marito non fosse una persona. E invece lì c’è un uomo. Un marito. Un padre che le sue figlie (di 22 e 16 anni, ndr ) aspettano ancora ogni giorno. Non cerco passerelle politiche né parole di circostanza. Cerco rispetto umano». Dietro tutto questo «c’è una famiglia che aspetta ancora di poter piangere il proprio caro con dignità». E la figlia Angelica sui social: «Ci dicono che, con alta probabilità, la sua auto è ancora sotto i detriti di quel ponte. Sotto metri di macerie. Sotto il silenzio. Sotto l’attesa. E io mi chiedo: quanto tempo deve passare ancora? Quanto vale la vita di mio padre? Io non sto chiedendo un favore. Sto pretendendo rispetto. Ridatemi mio padre».

La famiglia di Mino chiede «la presenza concreta dello Stato», chiede un corpo da seppellire e chiede anche verità e giustizia sui motivi del crollo del ponte, almeno in parte ristrutturato di recente. Ma le ricerche della vittima sono tutt’altro che semplici. È scesa in campo la Procura di Larino, guidata da Elvira Antonelli, che indaga per crollo colposo e omicidio colposo. L’area del disastro rimane sotto sequestro. Dopo una battuta d’arresto, alcuni giorni fa sono state intraprese nuove attività con l’utilizzo di apparecchiature tecnologiche all’avanguardia. Le ricerche si sono concentrate anche in mare, al largo della foce del Trigno, tra costa molisana e abruzzese. Al lavoro ci sono i sommozzatori della Guardia costiera, coordinati dalla Capitaneria di porto di Termoli. Vengono utilizzati speciali metal detector, per individuare la Fiat Bravo color champagne del 53enne. Al Senato c’è stata inoltre un’interrogazione dei gruppi di opposizione per chiedere un intervento del governo.