Da un accordo "largamente concordato" sabato pomeriggio a un accordo da trovare "senza fretta" domenica mattina. La dialettica trumpiana e le sue evoluzioni in 24 ore sono il miglior metro delle incertezze nascoste dietro l'intesa destinata a portare Stati Uniti e Iran a una tregua di 30 o 60 giorni. Le incognite principali riguardano sia quella minaccia nucleare iraniana per cui Donald Trump sostiene di aver deciso l'attacco dello scorso 28 febbraio, sia quello stretto di Hormuz su cui Teheran mantiene un blocco capace d'innescare una crisi globale simile a quella del 2008. Ma le due principali incognite ne celano molte altre. La principale riguarda gli assetti di potere iraniani. Ovvero chi all'interno della nebulosa creatasi con l'eliminazione della Suprema Guida ratificherà l'intesa con gli Stati Uniti. E interrogativi non meno oscuri riguardano il ruolo della Cina nell'area, quello di Israele e le sorti del martoriato Libano.
LA QUESTIONE NUCLEARE
S'identifica con la sorte dei 440 chili di uranio arricchito al 60% rimasti in possesso dell'Iran dopo i bombardamenti americani che nel giugno 2025 conclusero la cosiddetta guerra dei "dodici giorni". Ma si tratta di materiale sepolto sotto i detriti che ricoprono i tunnel sotterranei del centro nucleare di Isfahan. Secondo gli Usa Teheran sarebbe disposta a consegnare l'uranio arricchito, anche se con modalità da discutere, nella seconda fase dei colloqui. Per le fonti di Teheran invece l'attuale memorandum d'intesa non prevede impegni su una questione nucleare che andrà affrontata solo nei prossimi 30 o 60 giorni. Nonostante sia stato - a detta di Trump - il vero "casus belli", il nucleare iraniano resta dunque un tema irrisolto. Ma sul fronte interno americano quell'ambiguità rischia di trasformarsi in una spada di Damocle sospesa sulla testa di un presidente che ha sempre sostenuto di esser entrato in guerra per impedire all'Iran di dotarsi della bomba atomica.
L'INCOGNITA HORMUZ
L'Iran assicura di voler riaprire al transito lo stretto di Hormuz subito dopo la firma dell'intesa, ma non sembra disposto a rinunciare al ruolo, auto-attribuitosi, di autorità competente a governare il passaggio dallo stretto. Un ruolo contrario ai principi della libertà di navigazione che vietano alle nazioni di dettar regole per il passaggio in un braccio di mare o di riscuotere pedaggi di transito. Nelle scorse settimane il parlamento iraniano ha, invece, approvato una legge che attribuisce alla Repubblica Islamica il ruolo di autorità competente per il transito da Hormuz. E ieri Mohsen Rezaei, ex-consigliere della defunta Suprema Guida Ali Khamenei ha spiegato che la gestione dello stretto è un "diritto legale". Tutto questo mentre alcuni media, vicini ai pasdaran, rilanciano l'ipotesi di far pagare a società come Google, Meta e Microsoft un sorta di affitto per il passaggio da Hormuz dei cavi sottomarini su cui transitano quotidianamente transazioni finanziarie per miliardi di dollari.
ISRAELE E IL LIBANO
Benjamin Netanyahu, escluso dai negoziati con Teheran, continua a ripetere di voler mantenere l'iniziativa militare in Libano. E di non esser disposto a condizionarla ad eventuali accordi tra Usa e Iran. Teheran sostiene invece che l'intesa con gli Usa deve prevedere la fine degli attacchi ad Hezbollah e a tutte le milizie sciite sue alleate in Medioriente.
IL MISTERO KHAMENEI
Secondo i funzionari americani citati dall'agenzia Axios "la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha approvato il quadro generale dell'accordo". Ma in verità nessuno sa se il figlio di Khamenei sia ancora vivo. E soprattutto se sia in grado di esercitare un potere effettivo. O se le leve del potere siano passate, invece, nelle mani di altri. Insomma alla fine non si sa nemmeno chi sia l'autorità iraniana chiamata ratificare l'intesa con gli Usa.
IL RUOLO DELLA CINA
Marginale rispetto al Medioriente, la Cina diventa centrale grazie al re-indirizzamento dei commerci iraniani che non passano più dai porti degli Emirati, ma da quello pakistano di Gwadar. Un porto costruito e gestito dalla Cina nell'ambito dei progetti della Via della Seta.

