Non sono decisamente buone notizie quelle che nelle ultime ore vedono Steve Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente, proprio dalla regione, al centro di una crisi che potrebbe degenerare in uno scontro armato con l’Iran dopo il passo indietro dovuto a dettagli inconciliabili sui negoziati di venerdì. In principio, l’ipotesi di un incontro che avrebbe avviato il processo di de-escalation si sarebbe dovuta tenere in Turchia, a Istanbul, con il coinvolgimento di alti funzionari di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Oman, per essere poi spostata – su richiesta di Teheran – a Muscat, in Oman. Un dettaglio che poteva essere preso in considerazione dall’apparato diplomatico statunitense, se solo l’Iran non avesse deciso di richiedere un incontro bilaterale, escludendo gli altri emissari del Golfo. Secondo quanto riportato dagli israeliani, osservatori in prima linea nella delicata crisi che sta attraversando di nuovo il Medio Oriente, i colloqui tra Washington e Teheran sono saltati per “posizioni troppo distanti”.
Secondo le fonti di Axios, l’incontro tra l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, che avrebbe dovuto incontrare venerdì 6 febbraio il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere un accordo sul futuro del programma nucleare iraniano e sulle scorte di uranio altamente arricchito, che rappresentano un elemento destabilizzante per l’intera regione, non avrà luogo e Witkoff tornerà in America nei prossimi giorni. “Domani Witkoff e Kushner dal premier del Qatar, poi ritorno a Miami e nessun incontro con i rappresentanti iraniani”, ha scritto il sito d’informazione statunitense.
Prima di fare ritorno negli Stati Uniti, l’inviato speciale della Casa Bianca e il genero e consigliere di Donald Trump, Jared Kushner, si recheranno comunque in Qatar per incontrare il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al Thani e parlare sempre di Iran. Lasciando sperare che un cambiamento dell’ultimo minuto, e un ritorno sugli accordi iniziali, possa prolungare il soggiorno di Witkoff in Medio Oriente, riportando al tavolo dei negoziati gli americani che, a differenza degli iraniani, non vogliono discutere “esclusivamente della questione nucleare”, ma ampliare l'agenda dei negoziati ad altre questioni, che non possono ignorare l’ondata di proteste e la sanguinosa repressione che proprio gli Stati Uniti minacciano di “affrontare” con il loro intervento militare.
Successivamente, però, è arrivata la smentita. I piani per i colloqui sul nucleare tra Stati Uniti e Iran di venerdì sono ripresi, dopo che nelle ultime ore diversi leader mediorientali hanno fatto pressioni urgenti sull'amministrazione Trump affinché non desse seguito alle minacce di ritirarsi. Lo hanno detto due funzionari statunitensi ad Axios. I colloqui si terranno in Oman, come l'Iran aveva chiesto, nonostante gli Stati Uniti avessero inizialmente respinto le modifiche al piano originale di incontrarsi a Istanbul. "Ci hanno chiesto di partecipare all'incontro e di ascoltare cosa hanno da dire gli iraniani. Abbiamo detto agli arabi che faremo l'incontro se insistono. Ma siamo molto scettici", ha detto un funzionario statunitense. Un secondo funzionario statunitense ha affermato che l'amministrazione Trump ha accettato di tenere l'incontro "per rispetto" nei confronti degli alleati degli Usa nella regione e "per continuare a perseguire la strada diplomatica".

