Il Capo di Stato Maggiore dell'Idf israeliana Eyal Zamir è convinto che «l'asse del terrore del regime iraniano sta iniziando a crollare», ma tra attacchi, repliche, minacce e caos generalizzato, il conflitto in Medioriente sembra ben lontano da una possibile conclusione. Gli attacchi, da parte israelo-americana e iraniana, continuano e il livello del conflitto sembra alzarsi di giorno in giorno mentre le trattative per arrivare un dialogo costruttivo vanno a rilento e una giornalista americana, che collabora anche con media italiani, è stata rapita (e poi liberata) ieri a Baghdad.
I pasdaran iraniani alzano il tiro e dichiarano che se gli attacchi continueranno, colpiranno 18 aziende statunitensi che saranno ritenute «obiettivi legittimi». I colossi Usa Microsoft, Apple, Google, Intel e Boeing finiscono nel mirino e forse non è un caso che il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth abbia pubblicato ieri alcune foto che lo ritraggono in visita ai soldati americani impegnati in Medioriente. Il capo del Pentagono è stato in visita nel fine settimana.
Mentre la guerra non si ferma. Più di dieci persone sono morte in seguito all'ennesimo raid nell'Iran centrale, martellato dai missili americani e israeliani. In particolare colpiti alcuni siti militari tra cui quelli di Isfahan, dove secondo fonti Usa si trovava un deposito di munizioni sotterraneo che è stato attaccato con bombe «bunker busters» capaci di penetrare in profondità. Lo stesso Trump ha pubblicato sui social un video del blitz. In Iran prosegue il blackout di internet, con il Paese che resta tagliato fuori dalle comunicazioni. Anche Teheran attacca. A Dubai è stata colpita la petroliera al-Salmi, battente bandiera del Kuwait, che era diretta in Cina con a bordo circa 2 milioni di barili di greggio. Ingenti i danni materiali allo scafo della nave con un incendio a bordo che, dicono le autorità kuwaitiane ha causato «la possibilità di una fuoriuscita di petrolio nelle acque circostanti». In Israele, 11 persone sono rimaste ferite a causa di frammenti di missili balistici arrivati dall'Iran. Nel mirino in particolare le località di Bnei Brak e Petah Tikva. Colpito anche l'Iraq dove ieri è stata rapita, e poi liberata, Shelly Kittleson, giornalista americana da anni impegnata in Medioriente, che ha lavorato anche per la Rai e scrive per il Foglio. Il sequestro lampo è stato compiuto da una banda di uomini armati, probabilmente filo-iraniani. La donna è stata ricoverata per accertamenti.
Sul fronte negoziati, Pakistan e Cina hanno annunciato una nuova iniziativa di pace che parte da un cessate il fuoco per arrivare a un accordo più ampio di conclusione del conflitto, passando per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Proprio a Islamabad dovrebbe tenersi il più importante tavolo negoziale tra le parti. Mentre il Giappone avrebbe avviato un canale di comunicazione diretto e riservato con Teheran , anche perché Tokyo importa oltre il 90% del suo petrolio dallo stretto di Hormuz. Dettaglio tutt'altro che secondario.

