Madrid contro Bilbao. Il Reina Sofia contro il Guggenheim. È una battaglia che parte dall'arte e sconfina nella politica quella che divide la Spagna nel nome di una delle opere più famose dell'intero Novecento, il Guernica di Pablo Picasso, opera potentemente espressionistica che racconta il bombardamento subito dalla cittadina basca il 26 aprile 1937 durante la sanguinosa guerra civile spagnola. Un grandioso olio su tela, quasi 8 metri di larghezza e 3 metri e mezzo di altezza, che il pittore di Màlaga dipinse per l'Esposizione Universale di Parigi dello stesso anno su commissione del governo repubblicano di Madrid allo scopo di denunciare la violenza insensata delle guerre e lo sgomento e la distruzione che esse producono.
Un'opera dalla storia tormentata, che dopo aver girato il mondo nei primi anni dopo la sua fattura, visto che Picasso si rifiutava di esporla nella Spagna sotto il tallone del regime franchista, trovò poi casa al MoMA di New York, per tornare in Spagna nel 1981, dopo la caduta del Caudillo, dapprima al Casòn del Buen Retiro di Madrid, poi nel vicino Prado e infine, nel 1992, al Centro de Arte Reina Sofía, dove si trova tuttora. Ed è all'istituzione museale madrilena che il Guggenheim di Bilbao l'ha chiesta in prestito per poterla esporre tra ottobre e il giugno 2027 in occasione del novantesimo anniversario dei bombardamenti di Guernica, che si trova a una trentina di chilometri da Bilbao. Una richiesta a cui Madrid ha detto di no, opponendo la presunta fragilità dell'opera, inadatta al trasporto. Una posizione sostenuta anche dal governo di Pedro Sànchez, su cui però il governatore del Paese Basco, Imanol Pradales, sta continuando il pressing in nome del profondo significato politico del prestito, che sarebbe una "riparazione simbolica" per il popolo basco. La battaglia è appena iniziata. E chissà che cosa ne penserebbe Picasso.

