Il mondo rimane in attesa di un esito positivo dei colloqui Usa-Iran, dopo le rassicurazioni di Donald Trump di un annuncio imminente dell'intesa per porre fine alla guerra, ma il presidente americano spiega di non avere fretta. "I negoziati stanno procedendo in modo ordinato e costruttivo, e ho incaricato i miei rappresentanti di non affrettare la conclusione di un accordo, poiché il tempo gioca a nostro favore", afferma il tycoon su Truth precisando che il blocco dei porti iraniani nello Stretto di Hormuz rimarrà "pienamente in vigore" finché non sarà raggiunta, certificata e firmata un'intesa. Firma che non avverrà in queste ore, secondo quanto rivelano alcuni funzionari Usa all'agenzia Bloomberg, definendo il sistema iraniano "molto lento e opaco". Le parti, spiegano, stanno ancora trattando sul tipo di linguaggio da usare sui temi essenziali, come la riapertura di Hormuz (in cambio della rimozione del blocco statunitense) e potrebbero volerci alcuni giorni prima del via libera definitivo.
Fiduciosi sul fatto che la guida suprema Mojtaba Khamenei sosterrà l'accordo, i funzionari mettono in evidenza che la questione dell'uranio altamente arricchito sarà menzionata solo in linea di principio poiché sarà oggetto di una trattativa successiva, mentre nell'ambito di questa bozza gli Stati Uniti non intendono scongelare gli asset di Teheran. E qualsiasi alleggerimento delle sanzioni dipenderà dal modo in cui la Repubblica islamica si conformerà alle varie disposizioni. Gli Stati Uniti, spiegano le fonti, ritengono di poter giungere, in ultima analisi, alla negoziazione di un meccanismo vincolante in grado di garantire che l'Iran non si doti di armi nucleari e di favorire una relazione bilaterale più produttiva.
"Entrambe le parti devono prendersi il tempo necessario per fare le cose per bene. Non devono esserci errori", evidenzia Trump, ripetendo che "uno dei peggiori accordi mai conclusi dal nostro Paese è stato quello sul nucleare proposto e siglato da Barack Obama e dai dilettanti della sua amministrazione". "Ha rappresentato una via diretta per consentire a Teheran di sviluppare un'arma nucleare. Non è così, invece, per la trattativa attualmente in corso con il governo Trump: è, di fatto, esattamente l'opposto", prosegue. Il comandante in capo torna a dire che "la decisione finale spetta a me. E non farò cattivi accordi". L'Iran deve capire che non può "sviluppare né procurarsi un'arma o una bomba nucleare", ripete l'inquilino della Casa Bianca ringraziando "tutti i Paesi del Medioriente per il loro sostegno e la loro cooperazione, che saranno ulteriormente accresciuti e rafforzati dal loro ingresso negli storici Accordi di Abramo. Chissà forse anche la Repubblica Islamica vorrà unirsi".
Ieri mattina il segretario di stato Marco Rubio, parlando ai giornalisti in India, ha definito "possibile che, entro poche ore, il mondo riceva buone notizie", facendo riferimento alla possibilità di un annuncio sul conflitto in Medioriente entro la giornata. L'intesa, per lui, avvierebbe "un processo che alla fine potrebbe portarci dove il presidente vuole arrivare, cioè a un mondo che non debba più temere o preoccuparsi di un'arma nucleare iraniana". "Abbiamo fatto dei progressi nelle ultime 48 ore lavorando con i nostri partner nella regione del Golfo su una bozza che, se avrà successo, potrebbe non solo lasciarci con uno Stretto completamente aperto, e intendo aperto senza pedaggi, ma anche affrontare alcune delle questioni chiave che sono state alla base delle ambizioni nucleari dell'Iran in passato", ha spiegato prima della frenata di Trump.
L'emittente saudita Al Arabiya, intanto, spiega che in seguito alla firma di un accordo preliminare, che dovrebbe chiamarsi "Dichiarazione di Islamabad", le delegazioni di Washington e Teheran potrebbero sostenere un nuovo round di colloqui più approfonditi il 5 giugno. Il memorandum, sottolineano fonti di alto livello, sarà annunciato dal Pakistan, che sta svolgendo il ruolo di mediatore, "senza necessità della presenza delle parti coinvolte".

